Storia

Quando l'Italia decise che tutti dovevano avere un cognome

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Per secoli, la maggior parte degli italiani non ha avuto un cognome fisso. C'era il nome proprio, poi un riferimento al padre, al mestiere, al paese. Ma quel riferimento poteva cambiare da una generazione all'altra. Il sistema che conosciamo oggi — un cognome ereditario, uguale per tutti i membri della famiglia — è il prodotto di una decisione precisa, presa in un momento preciso.

Prima del Concilio: un mondo senza cognomi fissi

Nel Medioevo italiano i nomi funzionavano in modo diverso. Una persona era «Giovanni figlio di Pietro» (Giovanni di Pietro), oppure «Giovanni il fabbro» (Giovanni Ferrari), oppure «Giovanni da Bergamo». Ma il figlio di Giovanni poteva essere «Marco di Giovanni», non «Marco Ferrari». Il riferimento cambiava a ogni generazione.

Nelle famiglie nobili e nei centri urbani, i cognomi si erano già stabilizzati fra il XII e il XIV secolo. I Medici, gli Sforza, gli Este portavano lo stesso nome da generazioni. Ma nelle campagne e nei ceti popolari, la fluidità era la norma.

Il Concilio di Trento (1545–1563)

Il punto di svolta fu il Concilio di Trento, convocato dalla Chiesa cattolica per rispondere alla Riforma protestante. Tra le molte decisioni prese, una ebbe conseguenze enormi sull'anagrafe: l'obbligo per ogni parrocchia di tenere registri di battesimo e matrimonio.

Il decreto Tametsi del 1563 imponeva ai parroci di annotare il nome del battezzato, dei genitori e dei padrini. Per farlo in modo ordinato, serviva un cognome fisso. Non era più sufficiente scrivere «Giovanni figlio di Pietro»: bisognava scrivere «Giovanni Rossi, figlio di Pietro Rossi».

Il cognome non nacque per dare identità alle famiglie, ma per dare ordine ai registri. Fu una decisione burocratica, non sentimentale.

Come vennero scelti i cognomi

Per chi non ne aveva già uno ereditario, il cognome venne fissato in base a quello che il parroco conosceva della persona:

Per i trovatelli — i bambini abbandonati — il parroco o il direttore del brefotrofio inventava un cognome. A Napoli nacque Esposito (dall'iscrizione ex positus, «deposto fuori»), a Milano Colombo (dalla colomba simbolo della Ca' Granda), a Roma Proietti (dal latino proiectus, «gettato avanti»).

Napoleone e lo stato civile laico

Il sistema parrocchiale funzionò per oltre due secoli. Poi arrivò Napoleone. Nelle regioni italiane sotto dominio francese (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana, Napoli), a partire dal 1806–1809 venne introdotto lo stato civile laico: i registri passarono dai parroci ai Comuni.

Con l'unità d'Italia (1861) e la legge dello stato civile del 1865, il sistema venne esteso a tutto il territorio nazionale. Da quel momento, il cognome era definitivamente un fatto di Stato, non di Chiesa.

Il cognome come fotografia

Ecco perché il cognome italiano è così interessante: è una fotografia del momento in cui è stato fissato. Rossi non significa che i tuoi antenati avevano i capelli rossi oggi, ma che li avevano nel Cinquecento, quando il parroco scrisse quel nome sul registro.

È un'etichetta amministrativa. Ma proprio per questo è sincera: racconta chi eravamo quando qualcuno ci ha messo in una lista per la prima volta.